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Chiesa di Faedo - Colli Euganei Church of Faedo - Euganean Hills Grazie della vostra presenza sul mio blog. Spero di avervi accanto, sempre più numerosi, anche per il prossimo anno! |
Colori d'autunno

“ Storie che vanno via veloci disperdendosi al vento come fili di fumo. Il fumo è testimone di un fuoco. La legna finisce, il fuoco si spegne. Rimane l’odore del fumo, che è ricordo. Del fuoco resta la cenere, che è memoria. Rovistando tra la cenere si pensa al fuoco che fu. Ricordare fa bene, è un buon allenamento per resistere e tirare avanti.” (Mauro Corona)
lunedì 24 dicembre 2018
BUON NATALE !
martedì 18 dicembre 2018
COLLI EUGANEI - Il mio angolo di poesia: "L'ATTESA"
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L'ATTESA
L'incontrastato stupore della notte
accoglie il mio sguardo ancora perso

Viaggio
accompagnato da una candida
incertezza che scivola via
lungo i vetri dell'auto.
La strada è un accenno d'esistenza, immersa nell'incostante spirale
di luminescenti lampioni.
Ondeggio
nel profondo oblio di nebbie
senza fine,
mentre l'animo mi guida
incontro a cieli pregni di stelle.
M'innalzo
come aquila sopra i limpidi pendii dei Colli,
restando aggrappato a un impaziente
desiderio di assoluta meraviglia

Ascolto i battiti della notte svanire,
la voce fioca di luna e stelle
spegnersi nell'infinità celeste.
Ecco l'alba nascente
squarciare il velo all'orizzonte.
Palpitano le luci del lontano paese,
accarezzate da filamenti ovattati di nuvole;
dall'umida terra,
fiorisce l'odore buono della vita.
Un fremito mi pervade il corpo,
in attesa che il primo sole
E tu sei qui, riflessa nei miei occhi,
presente in ogni mio respiro,
nell'avvolgente aria del mattino
che ci abbraccia, portandoci con sé,
negli inviolati spazi di un sogno.
M. Guercini
domenica 8 luglio 2018
COLLI EUGANEI - Il mio angolo di poesia: "LAMPI DI LUCE"
Giusto un paio d’anni fa, scrissi “E' tempo di volare”, una poesia ispirata al meraviglioso mondo delle farfalle. Quest'esile e fragile lepidottero, che con la sua mirabolante varietà di forme e colori, mi è sempre stato fonte di proficua ispirazione. E anche questa volta, a distanza di tempo, le "Signore dei prati", con irresistibile fascino, sono riuscite nell'intento di far vibrare la fantasia, conducendomi a scrivere nuovi versi a loro dedicati.
E’una cosa più forte di me. Ogni volta è una nuova scoperta, un’emozione diversa. Tendere la mano credendo di poterle avvicinare, immaginare di spiccare il volo partecipando con a loro a piroettanti evoluzioni, avere il desiderio di afferrarle e osservarle da vicino, mostrando sintonia con i loro pensieri. Sensazioni uniche, di libertà; un modo se volete romantico di far parte della loro effimera gioia.
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Polyommatus - M.Cero (Colli Euganei) |
“La farfalla non conta gli anni ma gli istanti: per questo il suo breve tempo le basta.” (R. Tagore)
La pazienza. Ecco un’altra virtù essenziale per poter accedere al loro mondo. Pazienza e cautela. Saper aspettare il momento propizio per avvicinarsi e coglierle in acrobatiche posizioni mentre formano un tutt’uno con il fiore. Quasi danzando, planano su di esso passeggiando come esperte funambole sui suoi petali, poi ne estraggono il gustoso nettare con l’invisibile "spiritromba", una lunga proboscide arricciata simile alle pittoresche trombette di carnevale e infine si sollazzano ai caldi raggi del sole. E poi via! In un lampo ci scompaiono dalla vista. A volte ritornano, in altre invece non ci rimane che il ricordo. Sono “Lampi di luce” che attraversano lo sguardo. Per rivederle, basta chiudere gli occhi. L'immagine ritornerà di nuovo viva, impressa per sempre, nella sensibile pellicola della mente.
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Lasiommata megera (Megera) - M.Cero (Colli Euganei) |
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Iphiclides podalirius (Podalirio) - M.Ceva (Colli Euganei) |
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Polyommatus bellargus |
LAMPI DI LUCE
Dolce svolazzar d'ali
frementi e vanitose,
volteggiano sinuose
tra i verdi spazi dell'amato colle,
dove sovrana s'erge la sacrale Croce,
a dominar perenne l'inaridita cima.
Magnetico splendore
di breccia millenaria,
vulcanica energia che s'alza
come riarsa essenza
dall'acre paesaggio
di dantesca memoria.
Eccole riapparire
tra i ferrei pertugi
dell'Altissima Croce!
Gracili ventagli colorati di poesia,
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Pararge egeria |
lampi di luce che danzano leggere
sulle turgide corolle dei fiori,
impazienti di sorbire
l'accogliente nettare
di un rinnovato amore.
Caleidoscopiche creature
germogliate da pulsante crisalide,
lambite il mio cuore
con polvere di stelle
e i celati sogni mutateli,
in un volo di intima preghiera.
M.Guercini
FARFALLE DEI COLLI EUGANEI
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1) Aglais Urticae 2) Leptidea sinapis 3) Polyommatus bellargus 4) Melanargia galathea 5) Argynnis adippe 6) Melanargia galathea su lavanda |
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Argynnis adippe - M.Calbarina (Colli Euganei) |
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1) Macroglossum stellatarum (Sfinge del galio) 2) Iphiclides podalirius (Podalirio) in volo |
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Melanargia galathea su Cardo - M.Calbarina (Colli Euganei) |
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1) Polyommatus 2) Limenitis reducta 3) Pieris Rapae |
"La farfalla, è qualcosa di particolare, non è
un animale come gli altri, in fondo non è propriamente un animale ma solamente
l’ultima, più elevata, festosa e vitalmente importante essenza di un animale. È
la forma festosa, nuziale di quell’animale che era giacente crisalide e ancor
prima affamato bruco. La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive
solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile. Tale
significato della farfalla è stato avvertito in tutti i tempi e da tutti i
popoli. È un emblema sia
dell’effimero, sia di ciò che dura in eterno. È un simbolo dell’anima." (Hermann
Hesse)
sabato 21 aprile 2018
COLLI EUGANEI - Il mio angolo di poesia: "ARIA D'APRILE"
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Bianche nuvole sorvolano il Venda e il Vendevolo |
Dopo giorni grigi e malinconici, è bastato riassaporare la stabilità di un tiepido sole "euganeo", perché l’umore tornasse propositivo e riapparisse la voglia di scrivere nuovi versi. Correvo il rischio, infatti, che l’apatico incedere di giorni spenti e pseudo – autunnali, mi assuefacesse a tal punto, da portarmi a una quasi totale indifferenza per la scrittura. Sapevo benissimo, però, che alla comparsa del primo raggio di sole, tutto questo avrebbe avuto un epilogo.
E così è stato. Stimolato dalla radiosa immagine di un limpido mattino di metà aprile e da un itinerario che srotolava in continuazione suggestive scenografie naturali, sentivo il cuore aprirsi alle folate primaverili di un’aria che m’infondeva nuove energie ispiratrici. Ne catturavo ogni singola goccia, depositandola in me, come preziosa stilla. Shakespeare una volta scrisse: “Anche in primavera fui da te lontano quando il leggiadro Aprile, tutto vestito a festa, suscitava in ogni cosa un tale brio di gioventù che rideva anche Saturno e con lui danzava.” E’una frase, questa, che calza a pennello con le sensazioni che provavo in quel momento; una sorta di sottile alchimia che racchiudeva gioia, amore, fantasia. Aprile: armonia di suggestioni, colori, profumi, suoni; mese incantato, in cui la natura annuncia il definitivo risveglio. Tutto si illumina, s’indora, diventa mito. Anche sui sentieri dei Colli Euganei; una magica atmosfera che assomiglia sempre più, al dolce sapore dell’estate.
ARIA D'APRILE
Soleggiate campagne
ebbre di calore,
riempiono l'aria intensa d'aprile
di vibranti profumi.
S'adagia il mio respiro
sulle ali tiepide del vento.
Vento di primavera
che cala improvviso
a scompigliar le verdi parrucche degli alberi
e i ridenti fiori nell'erba.
Un senso d'inevitabile abbandono
mi invade l'animo,
liberando lo sguardo
verso palpitanti confini.
Pompose nuvole attraversano con pigro incedere l'azzurro,
sciabordando l'intensa luce del mattino.
Sul monte solitario,
frammenti di preghiera
impregnano di silenzio
la sacra effigie di Beatrice.
Oh fragile fanciulla,
incarnata di beatitudine!
Pietra lucente
d'invocato Amore,
sulle nobili ferite dell'amata terra!
Dai vicini prati, giunge allegro un vociar di bimbi,
piccole note che lambiscono il cielo,
posandosi liete,
sul dorato pentagramma dell'infinito.
M.Guercini
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Prati dorati |
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Declivi prativi accompagnano lo sguardo verso i sinuosi profili dei Colli |
ARIA D'APRILE
Soleggiate campagne
ebbre di calore,
riempiono l'aria intensa d'aprile
di vibranti profumi.
S'adagia il mio respiro
sulle ali tiepide del vento.
Vento di primavera
che cala improvviso
a scompigliar le verdi parrucche degli alberi
e i ridenti fiori nell'erba.
Un senso d'inevitabile abbandono
mi invade l'animo,
liberando lo sguardo
verso palpitanti confini.
Pompose nuvole attraversano con pigro incedere l'azzurro,
sciabordando l'intensa luce del mattino.
Sul monte solitario,
frammenti di preghiera
impregnano di silenzio
la sacra effigie di Beatrice.
Oh fragile fanciulla,
incarnata di beatitudine!
Pietra lucente
d'invocato Amore,
sulle nobili ferite dell'amata terra!
Dai vicini prati, giunge allegro un vociar di bimbi,
piccole note che lambiscono il cielo,
posandosi liete,
sul dorato pentagramma dell'infinito.
M.Guercini
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Splendidi Euganei |
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Prati ingemmati di fiori |
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Le sinuose sagome degli Euganei si stagliano nell'azzurro cielo d'aprile |
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Armonia di primavera |
"È verde la pianura
al sole dell’aprile,
ha quella verde fiamma,
la vita che non pesa;
e l’anima pensa ad una farfalla
del mondo atlante e sogna."
(A.Machado)
lunedì 16 aprile 2018
Colli Euganei: LA CASA RURALE DI CAMPAGNA - Usi, tradizioni, materiali, di una passata civiltà contadina
Quante volte è capitato, durante un itinerario sui Colli Euganei, di imbattersi in vecchi manufatti abbandonati, coperti da piante rampicanti o aggrovigliate sterpaglie che ne nascondevano l’originale aspetto. Oppure in altri, abitati da gente legata ancora alle proprie tradizioni, ai ricordi di una vita, a quei luoghi così cari e amati. Come amate sono quelle mura umide e fuligginose, impregnate d’antica vita che il tempo non ha mai cancellato.
Questa è la prova dell’innato amore che la gente contadina ha per la propria terra; una terra, a volte, difficile da governare, dove non sempre si ottengono i risultati sperati. Nonostante ciò, lo spirito fiero e ostinato di questa gente, ha fatto sì che continuassero la loro opera d’insediamento, integrandosi perfettamente con il circostante paesaggio euganeo. In questi luoghi, un tempo sconosciuti, hanno edificato la propria casa, dando origine a una nuova vita, a una nuova fede, a nuovi sentimenti. Hanno voluto radicare qui le loro convinzioni e tramandarle di padre in figlio, facendole arrivare fino ai giorni nostri. La cultura contadina è, e resterà, una pietra miliare del nostro tempo, dove l’industrializzazione sta sempre più prendendo il sopravvento su quello che era il genuino vivere di una volta.
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Casa Bolcato sul M.Cecilia |
Nel costruire un’abitazione, la principale cura era naturalmente la scelta del sito. Il versante doveva essere il più possibile bene esposto e soleggiato. Si preferiva ovviamente il sud; ma anche versanti rivolti a oriente o a occidente erano ugualmente buoni. Il versante rivolto a nord era evitato con cura; e così le valli sulle quali incombevano rilievi collinari che con la loro persistente ombra rendevano l’ambiente freddo e malsano. La buona esposizione, oltre che essere salutare, era gradita anche agli uomini e agli animali, consentendo il trasporto e l’uso dei carri anche nella peggiore stagione invernale, quando il terreno diventava ghiacciato e sdrucciolevole. In un versante ben soleggiato, l’edificio era orientato il più possibile con il prospetto principale verso sud.
La stalla, era posta in un fabbricato retrostante; negli edifici in linea, l’agricoltore si preoccupava che comunque l’alloggio degli animali fosse rivolto a nord. Gli animali, infatti, soffrono di più la calura dell’estate, con i miasmi e i fermenti delle urine e dei letami, che non i rigori del freddo. Il terreno era preferibilmente piano. Se la casa era in collina, si cercava un pianoro sufficientemente capace a ricavare la corte per i lavori e per i movimenti del bestiame e dei carri. Si evitavano con cura i crinali, perché troppo esposti ai venti e troppo in vista. Se la costruzione doveva essere fatta in zona alta, essa si trovava opportunamente sotto la cresta (in ramocia), mai sul culmine. Per ragioni di sicurezza, l’edificio non poteva essere troppo in vista, ma doveva consentire tutta un’ampia osservazione. Era buona regola che la casa fosse visibile almeno da un’altra casa in maniera tale che, in caso di emergenza (assalti, ruberie, incendi, disgrazie), potesse essere possibile invocare un rapido soccorso. Il segnale era dato di casa in casa, alla voce, con alte grida, ma anche in altri modi, battendo forte su recipienti di latta o accendendo un fuoco nella notte, fin che il campanaro non avesse repentinamente suonato le campane a martello. Quello era il massimo segnale di emergenza. E tutta la gente accorreva sul luogo del pericolo, con zelo e abnegazione, dimenticando in quel momento qualche torto o vecchi rancori. Il terreno doveva essere solido e non franoso.
I terreni franosi sono molto frequenti nei Colli Euganei. A volte si tratta di strati alluvionali e in precario equilibrio, di antichi accumuli all’interno di camini vulcanici o di lenti marnose. Tra i primi ricordiamo tutto il versante che va dalle ultime pendici del Venda (Pedivenda), fin giù in prossimità del cimitero di Faedo. La cronaca ricorda che almeno due volte la chiesa di Faedo è stata ricostruita a causa di smottamenti. Il contadino, in ogni luogo dei Colli, teneva ordinate le canalette e i fossati, sgombri da terriccio, foglie e da vegetazione. E dopo ogni pioggia abbondante, il primo lavoro da fare, appena uscito il sole, era la pulizia e il riordino delle canalette: smesso di piovere, la terra ancora umida rendeva meno gravoso il lavoro. A volte il contadino usciva durante gli abbondanti acquazzoni estivi a osservare il regolare corso delle acque piovane e a ritoccare dove l’opera fosse meno perfetta. Occorre però aggiungere, a proposito del sito, che anche il variare dei venti influiva nell’ubicazione della casa. Venivano evitati non solo i crinali, ma anche le posizioni esposte verso l’imboccatura di strette valli e di calti, perché qui la corrente d’aria è più frequente, anche nella buona stagione. Si riteneva che le correnti d’aria portassero danno agli animali che mettevano un pelame fitto e irsuto, ed anche alle piante i cui fiori, raffreddati dai venti, avrebbero dato minor frutto. Altrettanto importante, se non di più ancora, era la vicinanza a sorgenti d’acqua buona.
Alcune danno acqua perenne e molto abbondante. Famosa è quella del Buso dea Casara, sotto il Venda, nel versante verso Valnogaredo che in epoca romana pare contribuisse ad alimentare d’acqua persino la lontana Atene. E, di fatto, in tutta la zona affiorano di tanto in tanto dei robusti e ancora ben conservati tubi di trachite e anche di pietra di Nanto. Attorno alle sorgenti si formavano i gruppi di case più consistenti. L’acqua era raccolta con i secchi portati a spalle da un apposito attrezzo chiamato “bigolo”. I secchi erano di legno. Le *sorgenti si distinguevano per il differente sapore dell’acqua che a volte sapeva vagamente di ruggine, altre ancora aveva il sapore amarognolo della radice del castagno. Verso le valli invece, non era insolito trovare sorgenti dal sapore di zolfo o quello dell’acido solforico dal vago sapore di uova guaste (ovi sguaratoni). Dove la natura era avara di vene d’acqua, sorgeva qua e là qualche pozzo, per la verità non molto di frequente. Il pozzo poteva essere utilmente scavato nelle valli ai piedi di colline, o lungo i calti; ma era diffusa l’idea, forse fondata, che le acque stagnanti di pozzo non fossero sane e cagionassero malanni o addirittura epidemie. Le fontane erano luogo d’incontro, dove ci si poteva scambiare quattro chiacchiere e dove la gioventù aveva occasione di vedersi e di provare le prime simpatie e le prime ansie d’amore. Alla fontana si andava di solito con piacere. C’era chi lavava i panni, chi portava le bestie ad abbeverarsi. Il sito era recintato da siepe sempre viva di arbusti spinosi, o di aceri tenuti costantemente bassi o di teneri virgulti adatti a fare i canestri (canestreli). Scavalcare la siepe era segno di grave offesa e il fatto doveva sempre avere delle spiegazioni. A volte, quando la casa era ricca e la famiglia importante, la recinzione era in muratura. Si usava la trachite informe su spessori di circa quarantacinque centimetri con, al di sopra, un ricorso di mattoni posti a coltello. In qualche caso il mattone era sagomato e si svolgeva in profilo ricurvo. Al posto dei mattoni poteva esserci anche un ricorso di pietrame trachitico il più scabroso e irregolare possibile per fornire pochi appigli a chi tentasse di scavalcare.
L’altezza della recinzione era all’incirca di due metri e venti circa. In corrispondenza della via che portava alla casa, si apriva un ingresso munito di due robusti pilastri sempre sormontati da un motivo ornamentale. I pilastri, mediante robusti cardini di ferro (cancani), reggevano spesso elegantissimi cancelli. Le recinzioni non erano mai in rete metallica; ed esse in ogni caso riguardavano solo il sito e il suo intorno. Campagna e collina serpeggiavano di viottoli e tratturi liberi da ogni impedimento, dove l’uomo e i suoi animali da secoli e millenni erano abituati andare. Le strade erano strette, nella misura di una barella: raramente la loro dimensione superava i tre metri. Erano, naturalmente, con il manto di terra sopra il quale periodicamente veniva steso uno strato di pietrisco calcareo che con l’acqua piovana e con il passaggio dei carri acquistava presto notevole tenacità. Le pendenze delle strade erano dettate dalla normale capacità dei buoi a trascinare la barella. Qualche volta, dove la natura dei luoghi non consentiva differente soluzione, la pendenza era aspra. Ricordiamo la strada che conduce a Cornoleda, quella che porta a Castelnuovo; quella che sale per Arquà Petrarca e, lungo il Monte Fasolo, a Roverello. Era una pena assistere alla durissima fatica degli animali su per tali strade. Allora i contadini si attendevano a vicenda e ognuno staccava il proprio paio di buoi per aiutarsi a vicenda.
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Mucca e vitelli al pascolo - M.Lozzo |
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Casa rurale sul Monte Santo - Lovertino |
I terreni franosi sono molto frequenti nei Colli Euganei. A volte si tratta di strati alluvionali e in precario equilibrio, di antichi accumuli all’interno di camini vulcanici o di lenti marnose. Tra i primi ricordiamo tutto il versante che va dalle ultime pendici del Venda (Pedivenda), fin giù in prossimità del cimitero di Faedo. La cronaca ricorda che almeno due volte la chiesa di Faedo è stata ricostruita a causa di smottamenti. Il contadino, in ogni luogo dei Colli, teneva ordinate le canalette e i fossati, sgombri da terriccio, foglie e da vegetazione. E dopo ogni pioggia abbondante, il primo lavoro da fare, appena uscito il sole, era la pulizia e il riordino delle canalette: smesso di piovere, la terra ancora umida rendeva meno gravoso il lavoro. A volte il contadino usciva durante gli abbondanti acquazzoni estivi a osservare il regolare corso delle acque piovane e a ritoccare dove l’opera fosse meno perfetta. Occorre però aggiungere, a proposito del sito, che anche il variare dei venti influiva nell’ubicazione della casa. Venivano evitati non solo i crinali, ma anche le posizioni esposte verso l’imboccatura di strette valli e di calti, perché qui la corrente d’aria è più frequente, anche nella buona stagione. Si riteneva che le correnti d’aria portassero danno agli animali che mettevano un pelame fitto e irsuto, ed anche alle piante i cui fiori, raffreddati dai venti, avrebbero dato minor frutto. Altrettanto importante, se non di più ancora, era la vicinanza a sorgenti d’acqua buona.
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Fonte Regina - Torreglia |
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Fonte Farnea |
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Prospetto di casa rurale a Lovertino |
L’esterno della casa rurale era sobrio e in stretto rapporto con gli spazi interni, i quali erano disposti organicamente secondo le funzioni che erano destinati ad accogliere. Nella casa più povera ed elementare, al piano terra vi era una sola stanza, nella quale si svolgevano tutte le attività domestiche del giorno. In generale, il piano terra era costituito da più vani. In mezzo al prospetto si apriva l’ingresso che poteva ospitare anche la scala, solitamente in legno, per accedere al primo piano. A sinistra dell’ingresso poteva esserci l’ampia cucina, col caminetto e il secchiaio.
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Vecchio forno in pietra per cuocere il pane |
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Fogàra e munega |
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Casa rurale a Castelnuovo |
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Vecchia casa a Lovertino |
Attraverso questo viaggio che ci ha portato a scoprire com'era, una volta, il vivere contadino, terminerei col darvi un consiglio: quando ci avviciniamo a queste “memorie del passato”, fermiamoci a osservarle, curiosi di scoprirne i più intimi segreti, corriamo con la fantasia immaginando come poteva essere la vita all’interno di esse; perché, come abbiamo visto, niente veniva lasciato al caso, tutto aveva un senso, una logica. Ed è per questo che, ancora oggi, possiamo toccare con mano e vedere con i nostri occhi, questi inestimabili tesori che la gente di allora ci ha lasciato, affinché potessimo anche noi renderci conto, di ciò che voleva dire “amare la propria terra”.
Testo liberamente tratto dal volume "L'analisi del paesaggio" di Loris Fontana
* Vedi anche:
www.euganeamente.it/le-sorgenti-dei-colli-euganei
* Vedi anche:
www.euganeamente.it/le-sorgenti-dei-colli-euganei
LA CASA RURALE NEI COLLI EUGANEI
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Lovertino |
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Arquà Petrarca |
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Monticelli |
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Fontanafredda |
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Sentiero "Ferro di Cavallo" - Battaglia Terme |
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Particolare delle mura esterne di una casa rurale - Fontanafredda |
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Particolare balconi e comignolo - Fontanafredda |
UTENSILI E ATTREZZATURE
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Pala per frumento e cereali - Setaccio per granturco |
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