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Antico monastero sul Monte Orbieso |
Fin dai tempi più antichi, colli e monti vennero considerati come luoghi idonei per attuare “il deserto dello spirito” e l’incontro con l’Assoluto. Anche i Colli Euganei non si sottrassero a questo fascino. Il silenzio circostante, la verde stesura di alberi e di piante, il paesaggio della pianura sottostante, le ore incantevoli di un cielo sereno, il giorno e la notte: tutto deve aver concorso per l’insediamento eremitico e monastico, che ha davvero proporzioni impensate. L’antica mulattiera storicamente chiamata Strada Fonda, segue il naturale crinale del Monte Orbieso per collegare due antichi complessi monastici.
Il primo apparteneva al Priorato di S.Eusebio, il secondo, collocato al vertice opposto dell’antica mulattiera, era invece il Monastero di S.Maria Annunziata, collegato ad occidente da un breve tragitto, al pianoro di Steogarda dove si snodava una strada alta che collegava Faedo a Galzignano. Il Monastero di S.Maria Annunziata, è sorto nel 1233 per volere dei frati benedettini di Praglia poiché l’allora vescovo di Padova, Corrado, vi collocava come priore un certo Bono. Il monaco proveniva dalla comunità benedettina padovana di S. Benedetto. In seguito alla crisi interna dell’ordine benedettino (1318), il complesso passò, come il monastero di San Giovanni sul Venda (Monastero degli Olivetani), ai monaci Camaldolesi. Nel 1458 passò al monastero di Murano e intorno al 1770 venne soppresso per volere della Repubblica di Venezia e trasformato in fattoria. La piccola comunità era retta da un frate, Luca de Alemania, che dichiarava possedimenti in prati, boschi e alcuni vigneti, anche in Arquà Petrarca. Interessante poi si fa nel 1503 un estimo di Bartolomeo da Treviso, dal quale si apprende che la comunità era ancora unita ai camaldolesi. Oggi il monastero è in rovina, ma le strutture rimanenti testimoniano ancora l’antica nobiltà del sito; l’intero complesso era circondato da un doppio muro di cinta per proteggere la clausura e aveva al suo interno la cisterna per l’acqua piovana, un portico con arco per accogliere gli ospiti che salivano dalla valle e, dalla parte opposta, un secondo ingresso che dava sui campi posti nei pianori ad occidente del monastero; annessa al portico l’antica chiesetta. (fonte: I Colli Euganei natura e civiltà)
Il primo apparteneva al Priorato di S.Eusebio, il secondo, collocato al vertice opposto dell’antica mulattiera, era invece il Monastero di S.Maria Annunziata, collegato ad occidente da un breve tragitto, al pianoro di Steogarda dove si snodava una strada alta che collegava Faedo a Galzignano. Il Monastero di S.Maria Annunziata, è sorto nel 1233 per volere dei frati benedettini di Praglia poiché l’allora vescovo di Padova, Corrado, vi collocava come priore un certo Bono. Il monaco proveniva dalla comunità benedettina padovana di S. Benedetto. In seguito alla crisi interna dell’ordine benedettino (1318), il complesso passò, come il monastero di San Giovanni sul Venda (Monastero degli Olivetani), ai monaci Camaldolesi. Nel 1458 passò al monastero di Murano e intorno al 1770 venne soppresso per volere della Repubblica di Venezia e trasformato in fattoria. La piccola comunità era retta da un frate, Luca de Alemania, che dichiarava possedimenti in prati, boschi e alcuni vigneti, anche in Arquà Petrarca. Interessante poi si fa nel 1503 un estimo di Bartolomeo da Treviso, dal quale si apprende che la comunità era ancora unita ai camaldolesi. Oggi il monastero è in rovina, ma le strutture rimanenti testimoniano ancora l’antica nobiltà del sito; l’intero complesso era circondato da un doppio muro di cinta per proteggere la clausura e aveva al suo interno la cisterna per l’acqua piovana, un portico con arco per accogliere gli ospiti che salivano dalla valle e, dalla parte opposta, un secondo ingresso che dava sui campi posti nei pianori ad occidente del monastero; annessa al portico l’antica chiesetta. (fonte: I Colli Euganei natura e civiltà)