Quante volte è capitato, durante un itinerario sui Colli Euganei, di imbattersi in vecchi manufatti abbandonati, coperti da piante rampicanti o aggrovigliate sterpaglie che ne nascondevano l’originale aspetto. Oppure in altri, abitati da gente legata ancora alle proprie tradizioni, ai ricordi di una vita, a quei luoghi così cari e amati. Come amate sono quelle mura umide e fuligginose, impregnate d’antica vita che il tempo non ha mai cancellato.
Questa è la prova dell’innato amore che la gente contadina ha per la propria terra; una terra, a volte, difficile da governare, dove non sempre si ottengono i risultati sperati. Nonostante ciò, lo spirito fiero e ostinato di questa gente, ha fatto sì che continuassero la loro opera d’insediamento, integrandosi perfettamente con il circostante paesaggio euganeo. In questi luoghi, un tempo sconosciuti, hanno edificato la propria casa, dando origine a una nuova vita, a una nuova fede, a nuovi sentimenti. Hanno voluto radicare qui le loro convinzioni e tramandarle di padre in figlio, facendole arrivare fino ai giorni nostri. La cultura contadina è, e resterà, una pietra miliare del nostro tempo, dove l’industrializzazione sta sempre più prendendo il sopravvento su quello che era il genuino vivere di una volta.
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| Casa Bolcato sul M.Cecilia |
Nel costruire un’abitazione, la principale cura era naturalmente la scelta del sito. Il versante doveva essere il più possibile bene esposto e soleggiato. Si preferiva ovviamente il sud; ma anche versanti rivolti a oriente o a occidente erano ugualmente buoni. Il versante rivolto a nord era evitato con cura; e così le valli sulle quali incombevano rilievi collinari che con la loro persistente ombra rendevano l’ambiente freddo e malsano. La buona esposizione, oltre che essere salutare, era gradita anche agli uomini e agli animali, consentendo il trasporto e l’uso dei carri anche nella peggiore stagione invernale, quando il terreno diventava ghiacciato e sdrucciolevole. In un versante ben soleggiato, l’edificio era orientato il più possibile con il prospetto principale verso sud.
La stalla, era posta in un fabbricato retrostante; negli edifici in linea, l’agricoltore si preoccupava che comunque l’alloggio degli animali fosse rivolto a nord. Gli animali, infatti, soffrono di più la calura dell’estate, con i miasmi e i fermenti delle urine e dei letami, che non i rigori del freddo. Il terreno era preferibilmente piano. Se la casa era in collina, si cercava un pianoro sufficientemente capace a ricavare la corte per i lavori e per i movimenti del bestiame e dei carri. Si evitavano con cura i crinali, perché troppo esposti ai venti e troppo in vista. Se la costruzione doveva essere fatta in zona alta, essa si trovava opportunamente sotto la cresta (in ramocia), mai sul culmine. Per ragioni di sicurezza, l’edificio non poteva essere troppo in vista, ma doveva consentire tutta un’ampia osservazione. Era buona regola che la casa fosse visibile almeno da un’altra casa in maniera tale che, in caso di emergenza (assalti, ruberie, incendi, disgrazie), potesse essere possibile invocare un rapido soccorso. Il segnale era dato di casa in casa, alla voce, con alte grida, ma anche in altri modi, battendo forte su recipienti di latta o accendendo un fuoco nella notte, fin che il campanaro non avesse repentinamente suonato le campane a martello. Quello era il massimo segnale di emergenza. E tutta la gente accorreva sul luogo del pericolo, con zelo e abnegazione, dimenticando in quel momento qualche torto o vecchi rancori. Il terreno doveva essere solido e non franoso.
I terreni franosi sono molto frequenti nei Colli Euganei. A volte si tratta di strati alluvionali e in precario equilibrio, di antichi accumuli all’interno di camini vulcanici o di lenti marnose. Tra i primi ricordiamo tutto il versante che va dalle ultime pendici del Venda (Pedivenda), fin giù in prossimità del cimitero di Faedo. La cronaca ricorda che almeno due volte la chiesa di Faedo è stata ricostruita a causa di smottamenti. Il contadino, in ogni luogo dei Colli, teneva ordinate le canalette e i fossati, sgombri da terriccio, foglie e da vegetazione. E dopo ogni pioggia abbondante, il primo lavoro da fare, appena uscito il sole, era la pulizia e il riordino delle canalette: smesso di piovere, la terra ancora umida rendeva meno gravoso il lavoro. A volte il contadino usciva durante gli abbondanti acquazzoni estivi a osservare il regolare corso delle acque piovane e a ritoccare dove l’opera fosse meno perfetta. Occorre però aggiungere, a proposito del sito, che anche il variare dei venti influiva nell’ubicazione della casa. Venivano evitati non solo i crinali, ma anche le posizioni esposte verso l’imboccatura di strette valli e di calti, perché qui la corrente d’aria è più frequente, anche nella buona stagione. Si riteneva che le correnti d’aria portassero danno agli animali che mettevano un pelame fitto e irsuto, ed anche alle piante i cui fiori, raffreddati dai venti, avrebbero dato minor frutto. Altrettanto importante, se non di più ancora, era la vicinanza a sorgenti d’acqua buona.
Alcune danno acqua perenne e molto abbondante. Famosa è quella del Buso dea Casara, sotto il Venda, nel versante verso Valnogaredo che in epoca romana pare contribuisse ad alimentare d’acqua persino la lontana Atene. E, di fatto, in tutta la zona affiorano di tanto in tanto dei robusti e ancora ben conservati tubi di trachite e anche di pietra di Nanto. Attorno alle sorgenti si formavano i gruppi di case più consistenti. L’acqua era raccolta con i secchi portati a spalle da un apposito attrezzo chiamato “bigolo”. I secchi erano di legno. Le *sorgenti si distinguevano per il differente sapore dell’acqua che a volte sapeva vagamente di ruggine, altre ancora aveva il sapore amarognolo della radice del castagno. Verso le valli invece, non era insolito trovare sorgenti dal sapore di zolfo o quello dell’acido solforico dal vago sapore di uova guaste (ovi sguaratoni). Dove la natura era avara di vene d’acqua, sorgeva qua e là qualche pozzo, per la verità non molto di frequente. Il pozzo poteva essere utilmente scavato nelle valli ai piedi di colline, o lungo i calti; ma era diffusa l’idea, forse fondata, che le acque stagnanti di pozzo non fossero sane e cagionassero malanni o addirittura epidemie. Le fontane erano luogo d’incontro, dove ci si poteva scambiare quattro chiacchiere e dove la gioventù aveva occasione di vedersi e di provare le prime simpatie e le prime ansie d’amore. Alla fontana si andava di solito con piacere. C’era chi lavava i panni, chi portava le bestie ad abbeverarsi. Il sito era recintato da siepe sempre viva di arbusti spinosi, o di aceri tenuti costantemente bassi o di teneri virgulti adatti a fare i canestri (canestreli). Scavalcare la siepe era segno di grave offesa e il fatto doveva sempre avere delle spiegazioni. A volte, quando la casa era ricca e la famiglia importante, la recinzione era in muratura. Si usava la trachite informe su spessori di circa quarantacinque centimetri con, al di sopra, un ricorso di mattoni posti a coltello. In qualche caso il mattone era sagomato e si svolgeva in profilo ricurvo. Al posto dei mattoni poteva esserci anche un ricorso di pietrame trachitico il più scabroso e irregolare possibile per fornire pochi appigli a chi tentasse di scavalcare.
L’altezza della recinzione era all’incirca di due metri e venti circa. In corrispondenza della via che portava alla casa, si apriva un ingresso munito di due robusti pilastri sempre sormontati da un motivo ornamentale. I pilastri, mediante robusti cardini di ferro (cancani), reggevano spesso elegantissimi cancelli. Le recinzioni non erano mai in rete metallica; ed esse in ogni caso riguardavano solo il sito e il suo intorno. Campagna e collina serpeggiavano di viottoli e tratturi liberi da ogni impedimento, dove l’uomo e i suoi animali da secoli e millenni erano abituati andare. Le strade erano strette, nella misura di una barella: raramente la loro dimensione superava i tre metri. Erano, naturalmente, con il manto di terra sopra il quale periodicamente veniva steso uno strato di pietrisco calcareo che con l’acqua piovana e con il passaggio dei carri acquistava presto notevole tenacità. Le pendenze delle strade erano dettate dalla normale capacità dei buoi a trascinare la barella. Qualche volta, dove la natura dei luoghi non consentiva differente soluzione, la pendenza era aspra. Ricordiamo la strada che conduce a Cornoleda, quella che porta a Castelnuovo; quella che sale per Arquà Petrarca e, lungo il Monte Fasolo, a Roverello. Era una pena assistere alla durissima fatica degli animali su per tali strade. Allora i contadini si attendevano a vicenda e ognuno staccava il proprio paio di buoi per aiutarsi a vicenda.
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| Mucca e vitelli al pascolo - M.Lozzo |
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| Casa rurale sul Monte Santo - Lovertino |
I terreni franosi sono molto frequenti nei Colli Euganei. A volte si tratta di strati alluvionali e in precario equilibrio, di antichi accumuli all’interno di camini vulcanici o di lenti marnose. Tra i primi ricordiamo tutto il versante che va dalle ultime pendici del Venda (Pedivenda), fin giù in prossimità del cimitero di Faedo. La cronaca ricorda che almeno due volte la chiesa di Faedo è stata ricostruita a causa di smottamenti. Il contadino, in ogni luogo dei Colli, teneva ordinate le canalette e i fossati, sgombri da terriccio, foglie e da vegetazione. E dopo ogni pioggia abbondante, il primo lavoro da fare, appena uscito il sole, era la pulizia e il riordino delle canalette: smesso di piovere, la terra ancora umida rendeva meno gravoso il lavoro. A volte il contadino usciva durante gli abbondanti acquazzoni estivi a osservare il regolare corso delle acque piovane e a ritoccare dove l’opera fosse meno perfetta. Occorre però aggiungere, a proposito del sito, che anche il variare dei venti influiva nell’ubicazione della casa. Venivano evitati non solo i crinali, ma anche le posizioni esposte verso l’imboccatura di strette valli e di calti, perché qui la corrente d’aria è più frequente, anche nella buona stagione. Si riteneva che le correnti d’aria portassero danno agli animali che mettevano un pelame fitto e irsuto, ed anche alle piante i cui fiori, raffreddati dai venti, avrebbero dato minor frutto. Altrettanto importante, se non di più ancora, era la vicinanza a sorgenti d’acqua buona.
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| Fonte Regina - Torreglia |
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| Fonte Farnea |
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| Prospetto di casa rurale a Lovertino |
L’esterno della casa rurale era sobrio e in stretto rapporto con gli spazi interni, i quali erano disposti organicamente secondo le funzioni che erano destinati ad accogliere. Nella casa più povera ed elementare, al piano terra vi era una sola stanza, nella quale si svolgevano tutte le attività domestiche del giorno. In generale, il piano terra era costituito da più vani. In mezzo al prospetto si apriva l’ingresso che poteva ospitare anche la scala, solitamente in legno, per accedere al primo piano. A sinistra dell’ingresso poteva esserci l’ampia cucina, col caminetto e il secchiaio.
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| Vecchio forno in pietra per cuocere il pane |
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| Fogàra e munega |
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| Casa rurale a Castelnuovo |
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| Vecchia casa a Lovertino |
Attraverso questo viaggio che ci ha portato a scoprire com'era, una volta, il vivere contadino, terminerei col darvi un consiglio: quando ci avviciniamo a queste “memorie del passato”, fermiamoci a osservarle, curiosi di scoprirne i più intimi segreti, corriamo con la fantasia immaginando come poteva essere la vita all’interno di esse; perché, come abbiamo visto, niente veniva lasciato al caso, tutto aveva un senso, una logica. Ed è per questo che, ancora oggi, possiamo toccare con mano e vedere con i nostri occhi, questi inestimabili tesori che la gente di allora ci ha lasciato, affinché potessimo anche noi renderci conto, di ciò che voleva dire “amare la propria terra”.
Testo liberamente tratto dal volume "L'analisi del paesaggio" di Loris Fontana
* Vedi anche:
www.euganeamente.it/le-sorgenti-dei-colli-euganei
* Vedi anche:
www.euganeamente.it/le-sorgenti-dei-colli-euganei
LA CASA RURALE NEI COLLI EUGANEI
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| Lovertino |
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| Arquà Petrarca |
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| Monticelli |
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| Fontanafredda |
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| Sentiero "Ferro di Cavallo" - Battaglia Terme |
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| Particolare delle mura esterne di una casa rurale - Fontanafredda |
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| Particolare balconi e comignolo - Fontanafredda |
UTENSILI E ATTREZZATURE
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Pala per frumento e cereali - Setaccio per granturco |




































































